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I DUBBI ERMENEUTICI DELLA CASSAZIONE N. 12965/16 E L’EGEMONIA DELLA BANCA D’ITALIA

Il tasso di interesse, secondo la legge dell’usura, si estende ad ogni commissione, onere e spesa, per coincidere con il costo del credito. Se sulla liceità della CMS, in dottrina, come in giurisprudenza, sono state espresse autorevoli e circostanziate perplessità, pur tuttavia non uniformemente condivise, nessuna voce, per contro, si é mai erta a ricusare il deciso collegamento di tale commissione con l’erogazione del credito: ma, da tale collegamento discende ineluttabilmente l’inclusione nella verifica dell’usura.

Ciò nonostante la Cassazione, con una singolare e anodina pronuncia, ha accolto il ricorso di un intermediario per aver ‘errato il tribunale includendo la CMS in un coacervo di elementi non considerati nel diverso metodo di calcolo fornito dalla Banca d’Italia, che imponeva il raffronto tra elementi di volta in volta omogenei’.  

La sentenza in parola affronta essenzialmente la tematica della CMS nel calcolo della verifica dell’usura, ma perviene a definire un principio di ben più ampia portata. Attraverso un articolato percorso logico, si rilevano per la CMS dubbi ermeneutici che condurrebbero ad escludere criteri di verifica diversi da quelli impiegati, tempo per tempo, dalla Banca d’Italia nella rilevazione del TEGM; viene nella circostanza stabilito un principio di omogeneità e simmetria che, esteso ad ogni tipologia di costo, è suscettibile di ‘bonificare’ non solo l’usura bancaria praticata attraverso le CMS, ma ogni usura riveniente da costi che non siano strettamente collegati, sia nei termini di calcolo che nelle modalità di inclusione, alle ‘Istruzioni’ della Banca d’Italia

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